«Se sopprimi gli adivasi hai eliminato il futuro»
da: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100428/pagina/... (aotirizzazione in via di richiesta)
09 INTERNAZIONALE
28.04.2010
* INTERVISTA | di Marina Forti
INTERVISTA - Arundhati Roy
«Se sopprimi gli adivasi hai eliminato il futuro»
Ma il governo «vuole la pace o la guerra?», chiede Arundhati Roy alla sala in cui si sta concludendo un «Tribunale popolare sulle acquisizioni di terra e l'operazione Green Hunt», nome dell'offensiva di polizia lanciata in queste settimane contro la ribellione armata che traversa un'ampia regione rurale dell'India. «Sentiamo parole usate come armi», continua la scrittrice: «un'offensiva militare per il governo è "creare un clima favorevole agli investimenti"».
Arundhati Roy parla di movimenti popolari e di adivasi «diventati abusivi sulla loro stessa terra», angariati da forze di sicurezza che vedono ovunque simpatizzanti dei maoisti. Parla con cognizione di causa: di recente ha viaggiato nelle terre dei Gondi, una popolazione adivasi del Chhattisgarh, in India centrale; ha seguito un gruppo di maoisti, ha visto i villaggi in cui vivono i tribali, la loro miseria, e ha pubblicato un lungo reportage su un magazine indiano («Walking with the comrades», su Outlook, 29 marzo). Il suo scritto ha suscitato polemiche, tanto più che pochi giorni dopo insorti maoisti hanno massacrato un convoglio della polizia speciale in un distretto di foresta («se critichi l'operazione Green Hunt ti trattano come se stessi festeggiando la morte di 75 poveri soldati», ribatte lei).
Più tardi allora le chiedo: cosa l'ha spinta a fare quel viaggio tra i Gondi, e tra i maoisti? «Volevo vedere le cose con i miei occhi», mi risponde: «Nella decina d'anni in cui ho scritto di queste cose, dalla resistenza alle dighe di Narmada in poi, sono diventata sempre più militante. Sentivo la necessità di una visione di prima mano: il governo sta isolando quelle zone di guerra. E circolano così tante menzogna, o in ogni caso notizie tolte dal loro contesto. E' invalsa un'analisi fondata sulle atrocità: ogni volta che viene riferito un episodio di violenza non sai com'è andata davvero. Una guerriglia è un affare di imboscate, sorprese: ma una delle due parti ha una forza soverchiante. E la rappresentazione va tutta a suo favore.
E la voce dei tribali, da chi è rappresentata?
C'è una grande varietà di movimenti. Fuori dalla foresta non sono violenti - sono i movimenti popolari di resistenza di cui ho scritto in passato. Nella foresta sono spesso movimenti violenti perché non c'è alternativa. Tutte le voci sono soppresse, ma dove sono andata io vedi che il 99 percento dei combattenti maoisti sono tribali. Non tutti gli adivasi sono maoisti, sicuro, ma tutti i maoisti sono adivasi. Non la leadership che diffonde comunicati, certo: ma se non avessero il sostegno dei tribali, non potrebbero esistere. Dico quello che ho visto camminando con loro: i bambini li salutano, sono una presenza familiare. Perché quei tribali non vivono in una situazione carina, e spesso sono proprio i maoisti a difenderli. Più la polizia usa armi sofisticate, più quelle armi arriveranno all'altra parte. Non dico che i maoisti siano tutti buoni, e ci sono situazioni diverse in diverse regioni del paese. Ma dico che se continui a bombardare villaggi, criminalizzare intere comunità, militarizzare il conflitto, avrai una popolazione a cui non è lasciata via d'uscita.
La mappa della rivolta coincide con quella dello sfruttamento minerario e industriale, che in questi anni si è intensificato. Anche qui, come per i villaggi della valle di Narmada, il punto è "chi paga il prezzo" dello sviluppo?
Sì, ma credo ci sia molto di più. Stiamo parlando di una situazione di genocidio, benché senza camere a gas: gente assediata, ridotta alla fame, devastata dalle malatte. Di un ecosistema vergine. E di una antica popolazione nativa, con i suoi saperi tradizionali. Non credo che il mondo uscirà dalla crisi in cui ci troviamo seguendo lo stesso modello che ci ha portato al disastro. Servono altre immaginazioni. Un modello di sviluppo più giusto, più sicuro, meno distruttivo delle risorse, che non lasci fuori intere comunità. Invece, stiamo assistendo a una gigantesca ingegneria sociale in cui i tribali sono esclusi, e gli ecosistemi cancellati. E' questo il punto: se sopprimi quelle popolazioni native, con la loro visione del mondo e della vita, pensi di aver eliminato il passato - ma hai eliminato il futuro.
- Login o registrati per inviare commenti
